Matrici incise come elementi scultorei
Le immagini selezionate sono state trasformate in lastre di ottone incise.
Con un processo ibrido tra macchinari a controllo numerico e diversi passaggi di acquatinta tradizionale ogni soggetto è stato inciso su matrici tonde di ottone, poi inchiostrate e infine protette per resistere agli agenti atmosferici. Le matrici sono dunque opere uniche, elementi che compongono le tre costellazioni/installazioni permanenti.
Sempre citando un tratto dalla stessa intervista:
[...]DDL: Venendo all’opera finale, queste immagini sono state incise su tondi di ottone di dimensioni variabili, una tecnica molto particolare. Perché hai fatto questa scelta? Che effetto hai voluto ottenere? E che tipo di reazione ti aspetti che le persone avranno davanti all’opera?
IT: L’ottone è un materiale che ho già utilizzato in diverse opere, ed è un metallo che mi piace tantissimo: è povero, semplice, ma con una patina dorata che lo rende prezioso già a prima vista.
Abbiamo ragionato con Daniela Lorenzi/A14 su una serie di tecniche, alcune già usate con altri materiali, per incidere manualmente su una lastra in ottone un’immagine in modo che il soggetto fosse riconoscibile, ma non nei dettagli più precisi. L’effetto finale è quindi quello di una traccia, non di una riproduzione fedele dell’immagine fotografica. La lastra ha parti incise e parti non incise creando un effetto simile al dagherrotipo. Per chi non lo sapesse, il dagherrotipo è un’antica tecnica di stampa degli albori della fotografia stampata su metallo: l’immagine appare positiva o negativa a seconda di come cade la luce o in base all’angolo di visione. Questo crea un effetto molto particolare e cangiante. Queste lastre tonde funzionano anche come piccoli specchi: chi guarda si vede riflesso e sovrapposto all’immagine. Mi piace che queste tracce fotografiche siano cangianti e brillanti e che il pubblico possa essere coinvolto nell’opera con la propria presenza riflessa.[...]
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