Atalanta Fugiens, 2020

Alessandro Simonini
Realizzazione e stampa. Esposizione collettiva Omuamua Legacy, Milano, Italia.
Da un testo alchimico del 1618
Il progetto nasce dalla volontà di ripresentare e riformare, nel senso di dare una nuova forma, l’Atalanta Fugiens, testo alchemico composto da Michael Maier (1568-1622), medico seguace di Paracelso, e pubblicato nel 1618 a Oppenheim, in Germania.
L’opera rappresenta un unicum nella storia dell’alchimia, è il solo testo noto dove le arti grafiche, poetiche e musicali siano strettamente avvinte alla trattazione ermetica vera e propria, configurandosi come un prototipo di ipertesto multimediale.
Luce, Simboli e Invisibile: processi alchemici tra arte e innovazione tecnologica
Il progetto mira a restituire il patrimonio delle tavole pittografiche in modo contemporaneo, rispettando le tecniche tradizionali di incisione e stampa, ma integrando l’uso della tecnologia CNC (laseratura a controllo numerico) per creare matrici in plexiglass. Questa scelta crea un ponte tra sistemi analogici e digitali, sottolineando un’esplorazione delle potenzialità di materiali polimerici e di effetti luminosi: le immagini incise si rivelano solo sotto luce UV o nera, grazie a reazioni chimiche e al carattere geroglifico delle immagini, che conservano un’aura di mistero e simbolismo.
L’opera si ispira alle riflessioni di Maier, che vedeva i miti come allegorie e geroglifici trasmessi da conoscenze esoteriche, e si propone di far vedere l’invisibile attraverso l’uso di strumenti ottici, luci speciali e pratiche chimiche, creando un’esperienza che coinvolge lo spettatore nel processo di decifrazione. La rivelazione delle immagini avviene attraverso giochi di velamento e svelamento, favorendo un salto temporale tra antico e contemporaneo, e stimolando l’immaginazione e la partecipazione attiva.
Coerenza tecnica e concettuale nella scelta processuale del progetto
Il progetto ha visto la partecipazione dell'atelier come luogo di ricerca nel campo della stampa originale d'arte, che, accogliendo l'intento dell'artista, ha coinvolto anche FabLab Bergamo come collaboratore esterno e partner tecnico. Insieme, hanno realizzato digitalmente le matrici, combinando strumenti tradizionali e tecnologie moderne.
Come da tradizione ognuna di queste matrici è poi stata stampata al torchio a mano con inchiostri reagenti alla luce UV. La numerazione limitata numerata e firmata dall'artista ha inoltre un titolo in inglese, tradotto dal latino, rafforzando il carattere simbolico e alchemico dell’intera raccolta.

Collettiva a cura di Omuamua Legacy
La prima tappa di tutto il progetto, che prevede uno sviluppo più articolato, è stata presentata per la prima volta durante la collettiva Omuamua Legacy.
Un progetto, sviluppato durante i mesi di lockdown, incentrato sulla polarità tra oscurità siderale e luminosità tropicale, tra isolamento estremo e condivisione eccessiva. Presentato durante la manifestazione di Walk-in studio.
Il visitatore è accolto ai piedi delle due palme nel cortile di via Verona 11, a Milano e guidato a gruppi di 5 persone per volta, all'interno di un ambiente buio di 270 m2 alla scoperta delle opere di 12 artisti:
Gianluca Arienti, Bepart, Mirko Canesi, Emanuele Caprioli, Lorenzo D'alba, Valentina Maggi Summo, Bianca Millan, Luca Pozzi, Emanuele Resce, Camilla Rocchi, Matilde Sambo, Alessandro Simonini.
Omuamua Legacy
Omuamua prende il nome dal primo asteroide interstellare rivelato dal telescopio Pan-STARRS dell’osservatorio astronomico di Haleakala nelle Hawaii il 19 October 2017 e che, in hawaiano antico, significa: "messaggero che arriva per primo da lontano". Da qui la suggestione di un’ambientazione esotica, luminosa e cristallina e al tempo stesso siderale, violenta e buia.
Studio per Atalanta Fugiens (Emblema I, VIII, XXIX, XXXIII, XLV e L), 2020. Display in vetro e metallo con luci UV e timer. + 6 esemplari su carta.

Atalanta Fugiens, 2020

Alessandro Simonini
Realizzazione e stampa. Esposizione collettiva Omuamua Legacy, Milano, Italia.
Da un testo alchimico del 1618
Il progetto nasce dalla volontà di ripresentare e riformare, nel senso di dare una nuova forma, l’Atalanta Fugiens, testo alchemico composto da Michael Maier (1568-1622), medico seguace di Paracelso, e pubblicato nel 1618 a Oppenheim, in Germania.
L’opera rappresenta un unicum nella storia dell’alchimia, è il solo testo noto dove le arti grafiche, poetiche e musicali siano strettamente avvinte alla trattazione ermetica vera e propria, configurandosi come un prototipo di ipertesto multimediale.
Luce, Simboli e Invisibile: processi alchemici tra arte e innovazione tecnologica
Il progetto mira a restituire il patrimonio delle tavole pittografiche in modo contemporaneo, rispettando le tecniche tradizionali di incisione e stampa, ma integrando l’uso della tecnologia CNC (laseratura a controllo numerico) per creare matrici in plexiglass. Questa scelta crea un ponte tra sistemi analogici e digitali, sottolineando un’esplorazione delle potenzialità di materiali polimerici e di effetti luminosi: le immagini incise si rivelano solo sotto luce UV o nera, grazie a reazioni chimiche e al carattere geroglifico delle immagini, che conservano un’aura di mistero e simbolismo.
L’opera si ispira alle riflessioni di Maier, che vedeva i miti come allegorie e geroglifici trasmessi da conoscenze esoteriche, e si propone di far vedere l’invisibile attraverso l’uso di strumenti ottici, luci speciali e pratiche chimiche, creando un’esperienza che coinvolge lo spettatore nel processo di decifrazione. La rivelazione delle immagini avviene attraverso giochi di velamento e svelamento, favorendo un salto temporale tra antico e contemporaneo, e stimolando l’immaginazione e la partecipazione attiva.
Coerenza tecnica e concettuale nella scelta processuale del progetto
Il progetto ha visto la partecipazione dell'atelier come luogo di ricerca nel campo della stampa originale d'arte, che, accogliendo l'intento dell'artista, ha coinvolto anche FabLab Bergamo come collaboratore esterno e partner tecnico. Insieme, hanno realizzato digitalmente le matrici, combinando strumenti tradizionali e tecnologie moderne.
Come da tradizione ognuna di queste matrici è poi stata stampata al torchio a mano con inchiostri reagenti alla luce UV. La numerazione limitata numerata e firmata dall'artista ha inoltre un titolo in inglese, tradotto dal latino, rafforzando il carattere simbolico e alchemico dell’intera raccolta.

Collettiva a cura di Omuamua Legacy
La prima tappa di tutto il progetto, che prevede uno sviluppo più articolato, è stata presentata per la prima volta durante la collettiva Omuamua Legacy.
Un progetto, sviluppato durante i mesi di lockdown, incentrato sulla polarità tra oscurità siderale e luminosità tropicale, tra isolamento estremo e condivisione eccessiva. Presentato durante la manifestazione di Walk-in studio.
Il visitatore è accolto ai piedi delle due palme nel cortile di via Verona 11, a Milano e guidato a gruppi di 5 persone per volta, all'interno di un ambiente buio di 270 m2 alla scoperta delle opere di 12 artisti:
Gianluca Arienti, Bepart, Mirko Canesi, Emanuele Caprioli, Lorenzo D'alba, Valentina Maggi Summo, Bianca Millan, Luca Pozzi, Emanuele Resce, Camilla Rocchi, Matilde Sambo, Alessandro Simonini.
Omuamua Legacy
Omuamua prende il nome dal primo asteroide interstellare rivelato dal telescopio Pan-STARRS dell’osservatorio astronomico di Haleakala nelle Hawaii il 19 October 2017 e che, in hawaiano antico, significa: "messaggero che arriva per primo da lontano". Da qui la suggestione di un’ambientazione esotica, luminosa e cristallina e al tempo stesso siderale, violenta e buia.
Stampa xilografia (in alta) su carta 100% cotone, Hahnemühle 300g, con inchiostro reagente a luce UV, da una matrice laserata su Plexiglass, 14,8 x 21 cm.
Visione dell'istallazione senza luce UV attiva.
Esemplare stampato con inchiostri reagenti a luce UV, non esposto alla luce UV.
Particolare di una delle matrici incise su Plexiglass nero.
Particolare di una delle matrici incise su Plexiglass nero.